A
umento di dimen-sione nel pancreas
degli animali, mag-gior concentrazione
di enzimi pancreatici nell’uo-mo, casi di neoplasie tiroidee e
pancreatiti nei primi trial clini-ci. Sono alcuni dei potenziali
rischi associati all’uso dei far-maci antidiabetici incretino-mimetici (tra cui exenatide, li-raglutide e sitagliptin) portati
alla ribalta da un’inchiesta
pubblicata sul British Medical
Journal nel quale si accusano
le aziende farmaceutiche di
aver nascosto questi dati. «Ci
sono molti segnali preoccu-panti di effetti indesiderati sul
pancreas delle terapie a base di
incretina, ma mancano studi
controllati», sostengono
Thorvardur Halfdanarson e
Rahul Pannala della Mayo cli-nic di Scottsdale in Arizona.
Ecco perché, l’American Dia-betes Association, dall’annua-le congresso che si conclude
oggi a Chicago, ha chiesto alle
aziende farmaceutiche di ren-dere disponibili i dati dei trial
clinici per un’analisi indipen-dente che verifichi la sicurezza
per il pancreas.
Un invito già accolto dalle
principali aziende che si sono
dichiarate pronte a monitorare
attentamente l’uso dei loro far-maci con programmi di farma-covigilanza. «È molto difficile
capire come stanno davvero le
cose anche perché i pazienti
diabeteci hanno una naturale
predisposizione a sviluppare
pancreatiti per cui non è possi-bile distinguere se si tratta di un
effetto delle incretine oppure
di una conseguenza della ma-lattia stessa», ha spiegato a Chi-cago Antonio Ceriello, presi-dente dell’Associazione Medi-ci Diabetologi. In Italia, dove le
incretine sono meno usate ri-spetto agli altri paesi europei a
causa delle limitazioni legate
alla prescrivibilità, l’Agenzia
Italiana del Farmaco ribadisce
la necessità di mantenere la
prescrizione solo ai pazienti
che ne traggono realmente be-neficio e sotto attento control-lo medico.
Dal canto loro, gli specialisti
attraverso la Società italiana di
Diabetologia (Sid), l’Associa-zione medici diabetologi
PER SAPERNE DI PIÙ
www.aad.org/meetings/2013-annual-meeting
www.aemmedi.it
LE TERAPIE
Difficile secondo
gli esperti capire
se c’è un link
con pancreatiti
e tumori alla tiroide
(Amd) e Diabete Italia chiedo-no l'apertura di un tavolo di di-scussione sul processo di revi-sione della rimborsabilità di
queste terapie che sia fondato
su solide basi scientifiche. Ma
che fare in attesa di capire qual
è la situazione?
«I pazienti che assumono le
incretine devono essere infor-mati dei rischi in modo da po-ter prendere una decisione più
consapevole», ha detto Robert
Rather, direttore medico-scientifico dell’Ada. «Informa-re il paziente è doveroso, ma al
momento non c’è nessuna ra-gione per ridurre l’utilizzo del-le incretine che rappresentano
un importante passo avanti
nella terapia del diabete so-prattutto perché sono in grado
di evitare le ipoglicemie», di-chiara Ceriello.
E proprio sulla riduzione del-le ipoglicemie puntano i nuovi
anti-diabetici tra cui degludec,
che rilascia insulina in modo
costante nell’arco di 24 ore con
una durata superiore alle 42
ore. I risultati di una metanalisi
sugli studi clinici di fase 3 che ha
coinvolto 4.330 persone hanno
dimostrato una significativa ri-duzione dell’incidenza di ipo-glicemia, in particolare nottur-na, sia nei pazienti con diabete
di tipo 1 che di tipo 2.
All’Ada è stato presentato
anche lo studio Once Long con-dotto nell'arco di due anni per
misurare la qualità di vita dei
pazienti. I dati hanno eviden-ziato un miglior punteggio re-lativo allo svolgimento delle
comuni attività quotidiane, co-me camminare e vestirsi.
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