ateteri, sonde che si insinuano nelle arterie più piccole di cuore e cervello, palloncini che dilatano restringimenti patologici e poi si sfilano. Ancora. Embolizzazioni,
trombolisi, inserimento di protesi e stent.
Di tutto e di più. E sempre grazie alla possibilità di “vedere” in real-time la procedura in corso.
Neanche Wilhelm Röntgen, lo scienziato tedesco che per primo nel 1895 scoprì i
raggi X, poteva prevedere lo sviluppo della
radiologia. Un’evoluzione rapida e articolata che ha permesso alla disciplina, un
tempo esclusivamente diagnostica, di accedere al regno dell’interventistica, diventando specialistica e, spesso, alternativa
alla chirurgia. Le procedure si eseguono
grazie a miniaccessi percutanei che servono a raggiungere i vari distretti corporei
mediante la guida di immagini ottenute da
raggi X, ecografia, tomografia assiale computerizzata (Tac).
«In linea di massima, sono due le tipologie di metodiche interventistiche — premette Francesco Florio, presidente della
sezione di Radiologia interventistica-Sirm
e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Irccs Casa sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia) —
quelle utili a trattare le malattie della parete dei vasi, e le tecniche mirate alla terapia
di patologie di altri organi». Bassa invasività, ricoveri ridotti rispetto alla chirurgia
convenzionale, convenienza economica:
sono questi i vantaggi più evidenti.
Ad esempio, il “piede diabetico”, complicanza dell’iperglicemia causata dal
progressivo deterioramento delle piccole
arterie e responsabile di ulcere, gangrena
e finanche amputazione. «Oggi è possibile ricanalizzare (angioplastica o Pta) vasi
arteriosi molto periferici, riuscendo a evitare o, almeno, a ritardare l’amputazione
degli arti, migliorando la sopravvivenza e
ottimizzando i costi», precisa lo specialista.
Fulcro del sistema operativo è l’angiografo digitalizzato, strumento progettato
per studiare i vasi e utile alla “navigazione”
guidata per raggiungere l’organo-bersaglio. Il progresso tecnologico ha surclassato la fantascienza di 48 anni fa quando il
protagonista miniaturizzato del film Viaggio allucinantedi Richard Fleischer entrava nel corpo di uno scienziato per salvargli
la vita, mentre oggi le tecnologie ricostruiscono in 3D il sistema vascolare con una
precisione che rende il campo operatorio
virtuale sovrapponibile a quello reale chirurgico.
Le procedure interventistiche radiologiche sono spesso di “prima scelta” rispetto
alla chirurgia nel trattamento del varicocele, degli aneurismi dell’aorta o dei vasi intracranici e della patologia arteriosclerotica. In
altre condizioni, invece, rappresentano
un’alternativa alla terapia open: nella patologia arteriosa carotidea o degli arti inferiori, nelle malattie degenerative e traumatiche della colonna vertebrale. «Tra le metodiche più utilizzate — continua Florio —
vanno ricordate l’angioplastica (indispensabile a riaprire i vasi ristretti o completamente occlusi), che prevede l’inserimento
di minuscoli palloncini espandibili; il drenaggio biliare, per il quale si utilizzano miniprotesi come gli stent per ricanalizzare i
dotti occlusi e drenare la bile dal fegato;
l’embolizzazione, che si effettua introducendo spirali, particelle o colle in un vaso
sanguigno per bloccare le emorragie di
piccoli aneurismi o di fibromi uterini; la Tips, metodica salvavita che riduce la pressione portale ed evita sanguinamenti dalle varici esofagee nei pazienti affetti da cirrosi epatica e in attesa di trapianto di fegato; la vertebroplastica (per tumori, osteoporosi, fratture, angiomi), utile quando la
sintomatologia dolorosa non risponde
alle terapie tradizionali e che si esegue iniettando “cemento” biocompatibile attraverso un ago infisso nel corpo vertebrale».
Recentissima, la metodica che
sconfigge alcune forme di ipertensione refrattarie a terapia medica. In questi casi, si effettua la “denerva zione renale” (tecnicamente, la
simpaticectomia) che, mediante particolari cateteri angiografici, ottiene una ridotta produzione degli ormoni responsabili della pressione arteriosa elevata. Applicazioni ampie, ma
non prive di controindicazioni.
«Le tecniche sono idonee in pazienti ben selezionati — conclude lo
specialista — e devono rispondere a
criteri precisi e rigorosi. Sono ancora tante le condizioni che richiedono il trattamento chirurgico o medico tradizionale.
Tra gli svantaggi c’è l’esposizione di paziente e operatore ai raggi X, ma le moderne apparecchiature permettono di ridurne drasticamente gli effetti negativi, almeno nei centri speci
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