i vive più a lungo, malattie croniche come diabete e ipertensione sono
curate molto meglio, ma
i nostri reni non vengono risparmiati. È per questo che la Giornata mondiale del rene 2014, giovedì
13 marzo, focalizza l’attenzione
su un fattore quasi ovvio: il passare degli anni. Tema della giornata
“Cronic kidneys and aging”, perché insufficienza cronica renale e
invecchiamento sono collegati al
punto che nefrologi e trapiantologi lanciano un appello per ricordare alla popolazione adulta che
“kidneys age, just like you”, i reni
invecchiano, proprio come te. Lo
dimostrano i numeri, in Italia l’8%
circa della popolazione sopra i 60
anni soffre di una qualche forma
più o meno importante di insufficienza renale cronica, percentuale che sale al 13% nel mondo.
«Tutti possono essere colpiti da
malattia renale cronica tipica della terza età anche se il declino della funzione renale comincia dai
40-50 anni – afferma Alessandro
Balducci, primario di nefrologia
all’ospedale San Giovanni di Roma e presidente della Fondazione
italiana del rene (Fir) – il dato che
preoccupa di più riguarda le molte persone che non sanno di avere i reni che funzionano poco».
Nei casi di insufficienza renale allo stadio iniziale servono una diagnosi precoce e una serie di consigli, più dei farmaci. «Non tutti
sanno – ricorda il professor Giovanbattista Capasso del Dipartimento di nefrologia della II Università di Napoli, presidente della
Società italiana di nefrologia (Sin)
- che l’abuso di certi farmaci, i valori elevati nel tempo di glicemia e
di pressione arteriosa, il fumo, l’ipercolesterolemia, le frequenti
radiografie con mezzi di contrasto e le diete incongrue, sono fattori che accelerano il decadimento della funzione renale».
Nel nostro paese 64.000 individui hanno un’insufficienza renale cronica al quinto stadio, si tratta di probabili candidati alla dialisi che vede in trattamento 50.000
persone cui ogni anno si aggiungono 8.500 nuovi casi. «Il 90% trattati con emodialisi in quanto il
servizio di dialisi peritoneale a domicilio è fornito da pochissimi
centri mancando ancora una cultura e qualità delle cure sul territorio nazionale», sottolinea il professor Roberto Corciulo del Dipartimento di nefrologia dialisi e
trapianto dell’Azienda ospedaliero-consorziale Policlinico università di Bari. Come difendere i
reni? A partire dai 60 anni almeno
una volta l’anno, un esame delle
urine, una misurazione della
pressione arteriosa e della glicemia. Poi se qualcosa non va, a giudizio del medico un esame della
Troppe persone
inconsapevoli
della scarsa
funzionalità
che sta avanzando
N
ovità per chi
soffre di
insufficienza
surrenalica (IS), circa 15-25 mila italiani. È
disponibile anche in Italia
l’idrocortisone a rilascio
modificato, che riproduce
le naturali variazioni del
cortisolo nell’organismo
durante la giornata. L’IS è
una malattia rara e cronica,
causata dall’incapacità
delle ghiandole surrenali di
produrre una quantità
sufficiente dell’ormone
cortisolo. L’idrocortisone a
rilascio modificato simula il
naturale ritmo circadiano
nell’organismo durante la
giornata, attraverso
un’unica somministrazione
quotidiana al momento del
risveglio. Commenta
Rosario Pivonello
Endocrinologia, Università
Federico II di Napoli:
«Questo nuovo
trattamento può avere un
ruolo importante nella
prevenzione dei danni
metabolici e
cardiovascolari e di una
serie di complicanze.
Ulteriore vantaggio è la
somministrazione in una
sola dose giornaliera».
Aggiunge Lorenzo Sala,
vicepresidente Aipad
(Associazione Pazienti
Addison, www.
morbodiaddison. org): «Da
tempo attendevamo
un’innovazione delle
terapie. Ora serve più
informazione».
(alessandra margreth)
IL FARMACO
INSUFFICIENZA
SURRENALICA
NUOVA TERAPIA
UNA SOLA DOSE
OGNI MATTINA
creatinina e un’ecografia renale.
Tre le regole principali: esercizio
fisico moderato e costante; ridurre il sale da cucina e l’uso di cibi
conservati; bere acqua ed eliminare il fumo
giovedì 22 maggio 2014
La memoria in tilt Come distinguere se è Alzheimer o no
trovare le chiavi, o gli occhiali, o dimenticato il nome di una persona appena incontrata? Quante volte usciamo di casa e ci rendiamo conto di esserci dimenticati qualcosa – chi non ha
memoria abbia gambe – evidentemente se c’è un proverbio, il fenomeno
deve essere ragionevolmente comune.
Il nostro cervello è fra tutti gli organi
quello che invecchia meno anche se va
incontro a cambiamenti fisiologici.
Come risultato alcune persone si rendono conto che hanno necessità di un
tempo maggiore per apprendere nuove informazioni o nel rievocare, cioè richiamare dai magazzini della memoria, ciò che già conoscono. Se si ha sufficiente tempo per rispondere, non vi
sono molte differenze fra giovani ed
anziani sani che, anzi, possono avere
alcune competenze cognitive, come il
vocabolario e la conoscenza di concetti e di nozioni più ricche e più efficienti.
Una fisiologica riduzione della memoria legata all'età non impedisce di
vivere una vita piena e produttiva e non
deve disturbare la nostra capacità di lavorare, vivere in modo indipendente o
mantenere una vita sociale.
C'è una differenza, però, tra le variazioni normali in memoria e il tipo di
perdita di memoria nell’Alzheimer e
nei disturbi correlati.
Noi tutti dimentichiamo i dettagli
esatti di una conversazione o di quello
che qualcuno ci ha detto di fare, ma
una persona con Alzheimer dimentica
quello che è appena accaduto, quello
che qualcuno ha appena detto, o quello che lui o lei ha appena detto, e quindi ripete e fa ripetere le cose più e più
volte. E dimentica completamente
un’esperienza, e raramente se ne ricorda in un secondo momento. Una
persona con normali alterazioni dovute all’età, invece, dimentica parte di
una esperienza, ma non tutta e spesso
il ricordo del nome, o il dettaglio riemerge in un secondo momento. È capace di organizzarsi con appunti o
strategie, di leggere e comprendere
istruzioni sia scritte che orali ed il resto
degli strumenti cognitivi rimane valido.
La presenza di un solo sintomo, quale la riduzione della memoria, non indica che una persona abbia la malattia
di Alzheimer o una demenza che sono
patologie progressive e che quindi
coinvolgono anche le altre capacità
cognitive.
Se il disturbo della memoria viene
percepito dal soggetto come un problema serio è importante consultare il
medico od un neurologo che effettuerà
un esteso colloquio, un esame obiettivo generale e neurologico con particolare attenzione ai farmaci che la persona assume. Se il dubbio di difetto cognitivo persiste è necessario eseguire
una batteria di test neuropsicologici.
Alcune persone con problemi di
memoria possono avere una condizione chiamata Disturbo Cognitivo Lieve
Amnestico (aMCI). Queste persone
hanno più problemi di memoria rispetto al normale per le persone della
loro età, ma sono in grado di svolgere le
loro normali attività. Circa il 10% migliora dopo un anno e molti rimangono stabili nel tempo. Vi è però una percentuale che peggiora e si sta cercando
di comprendere perché questo avvenga.
Esistono molte altre cause di perdita di memoria, comprese carenze di vitamina B12, e altre patologie del sistema nervoso, tiroide, rene o del fegato.
L’alcolismo è una causa frequente. Infine ricordiamo che se abbiamo una
condizione di stress o di depressione,
diminuisce la nostra attenzione al
mondo e quindi sarà minore ciò che
poi ricorderemo. Ansia o depressione
possono essere scambiate per demenza, spesso negli adulti ma soprattutto
in chi è più anziano.
* Ordinario di Neurologia,
Università di Firenze,
Clinica Neurologica Careggi
memoria abbia gambe – evidentemente se c’è un proverbio, il fenomeno
deve essere ragionevolmente comune.
Il nostro cervello è fra tutti gli organi
quello che invecchia meno anche se va
incontro a cambiamenti fisiologici.
Come risultato alcune persone si rendono conto che hanno necessità di un
tempo maggiore per apprendere nuove informazioni o nel rievocare, cioè richiamare dai magazzini della memoria, ciò che già conoscono. Se si ha sufficiente tempo per rispondere, non vi
sono molte differenze fra giovani ed
anziani sani che, anzi, possono avere
alcune competenze cognitive, come il
vocabolario e la conoscenza di concetti e di nozioni più ricche e più efficienti.
Una fisiologica riduzione della memoria legata all'età non impedisce di
vivere una vita piena e produttiva e non
deve disturbare la nostra capacità di lavorare, vivere in modo indipendente o
mantenere una vita sociale.
C'è una differenza, però, tra le variazioni normali in memoria e il tipo di
perdita di memoria nell’Alzheimer e
nei disturbi correlati.
Noi tutti dimentichiamo i dettagli
esatti di una conversazione o di quello
che qualcuno ci ha detto di fare, ma
una persona con Alzheimer dimentica
quello che è appena accaduto, quello
che qualcuno ha appena detto, o quello che lui o lei ha appena detto, e quindi ripete e fa ripetere le cose più e più
volte. E dimentica completamente
un’esperienza, e raramente se ne ricorda in un secondo momento. Una
persona con normali alterazioni dovute all’età, invece, dimentica parte di
una esperienza, ma non tutta e spesso
il ricordo del nome, o il dettaglio riemerge in un secondo momento. È capace di organizzarsi con appunti o
strategie, di leggere e comprendere
istruzioni sia scritte che orali ed il resto
degli strumenti cognitivi rimane valido.
La presenza di un solo sintomo, quale la riduzione della memoria, non indica che una persona abbia la malattia
di Alzheimer o una demenza che sono
patologie progressive e che quindi
coinvolgono anche le altre capacità
cognitive.
Se il disturbo della memoria viene
percepito dal soggetto come un problema serio è importante consultare il
medico od un neurologo che effettuerà
un esteso colloquio, un esame obiettivo generale e neurologico con particolare attenzione ai farmaci che la persona assume. Se il dubbio di difetto cognitivo persiste è necessario eseguire
una batteria di test neuropsicologici.
Alcune persone con problemi di
memoria possono avere una condizione chiamata Disturbo Cognitivo Lieve
Amnestico (aMCI). Queste persone
hanno più problemi di memoria rispetto al normale per le persone della
loro età, ma sono in grado di svolgere le
loro normali attività. Circa il 10% migliora dopo un anno e molti rimangono stabili nel tempo. Vi è però una percentuale che peggiora e si sta cercando
di comprendere perché questo avvenga.
Esistono molte altre cause di perdita di memoria, comprese carenze di vitamina B12, e altre patologie del sistema nervoso, tiroide, rene o del fegato.
L’alcolismo è una causa frequente. Infine ricordiamo che se abbiamo una
condizione di stress o di depressione,
diminuisce la nostra attenzione al
mondo e quindi sarà minore ciò che
poi ricorderemo. Ansia o depressione
possono essere scambiate per demenza, spesso negli adulti ma soprattutto
in chi è più anziano.
* Ordinario di Neurologia,
Università di Firenze,
Clinica Neurologica Careggi
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